Ernesto Michahelles, nome d’arte Thayaht, aveva modi e costumi da dandy eversivo e spregiudicato e nel 1919 passeggiava per le vie di Firenze in “tuta color canapa e sandali” da lui disegnati e confezionati. La tuta, nella descrizione dell’autore, era “un abito universale che utilizzava una pezza di stoffa di 4,70 x 0,70 mt. senza sfridi, col minimo di cuciture, che veste tutta la persona con soli sette bottoni ed una semplice cintura, che dà completa libertà di movimenti e senso di risparmio d’energia”. Nel 1921 Thayaht scrive che “dopo appena un mese la tuta, considerata l’abito più audace dell’estate del 1920, si vendeva a migliaia anche in virtù del suo modico prezzo: un vestito usuale di cotone ha un prezzo considerevole che va sulle 100 o 150 lire a dir poco…ecco invece che l’abito a linee rette, col minimo di stoffa e di cuciture, riduce il prezzo di un vestiario completo a meno di 50 lire con garanzia di comodità perfetta”.
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La tuta di Thayaht | Bau House
Ernesto Michahelles, nome d’arte Thayaht, aveva modi e costumi da dandy eversivo e spregiudicato e nel 1919 passeggiava per le vie di Firenze in “tuta color canapa e sandali” da lui disegnati e confezionati. La tuta, nella descrizione dell’autore, era “un abito universale che utilizzava una pezza di stoffa di 4,70 x 0,70 mt. senza sfridi, col minimo di cuciture, che veste tutta la persona con soli sette bottoni ed una semplice cintura, che dà completa libertà di movimenti e senso di risparmio d’energia”. Nel 1921 Thayaht scrive che “dopo appena un mese la tuta, considerata l’abito più audace dell’estate del 1920, si vendeva a migliaia anche in virtù del suo modico prezzo: un vestito usuale di cotone ha un prezzo considerevole che va sulle 100 o 150 lire a dir poco…ecco invece che l’abito a linee rette, col minimo di stoffa e di cuciture, riduce il prezzo di un vestiario completo a meno di 50 lire con garanzia di comodità perfetta”.
STEVE McQUEEN’S MEAN MACHINES | THE 1957 JAGUAR XK-SS “GREEN RAT” « The Selvedge Yard
STEVE McQUEEN’S MEAN MACHINES | THE 1957 JAGUAR XK-SS “GREEN RAT”
March 6, 2011tags: 1950s, 1957, 1960s, automobile, British, bullitt, California, history, Hollywood, Jaguar, Jaguar XK-SS, Mullholland Drive, Steve McQueen-
Jaguar’s epic 3.4 liter, DOHC inline-six powered D-Types were originally built for competitive racing– with a few also falling into the hands of privileged private owners. But by 1958, the D-Type had become obsolete– new racing mandates now called for smaller 3.0-liter engines, which would hurt the D-Type’s performance on the track. Ferrari had proven themselves to be the masters of small-displacement, high-performance racing, particularly with their iconic Testa Rossa that could handily eat the 3.0 liter D-type’s lunch. Jaguar found itself needing to unload 25 of the 3.4 liter D-Types.Jaguar execs decided to convert the old D-Types to street legal sports cars and sell them to the public as limited-edition GTs. The Jaguar was subjected to a series of street-legal retrofits, including– a full-width windshield, and a bare-bones top and luggage rack added to the rear deck replaced the original racing dorsal fin. Removable fixed-pane side curtains were then mounted to the Jaguar’s doors. A vestigial exhaust system was devised by engineers– complete with a guard to prevent laymen from burning themselves on the Jag’s exposed, aggressive sidepipes. The roadster’s lighting was converted to meet street specs, two nicely-appointed seats were added, a passenger side door and sleek bumpers were tacked-on, and they were ready to roll. Tragically, 9 of the 25 XK-SS D-Types were destroyed by a fire at the Jaguar factory in 1957, making the remaining 16 all the more special.One of these iconic roadsters would find its way into the hands of Steve McQueen– who enjoyed an on-and-off love affair with this special Jaguar up until the very end.___________________________________________________________________________-
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Bau House: Blowing in the wind
SUGGESTIONI11: BACI COME CONTRAVVELENO |Nuovo e Utile
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SUGGESTIONI11: BACI COME CONTRAVVELENO
Lo ammetto. In questi giorni ho fatto fatica a leggere la cronaca nazionale. Una roba incommentabile. E ho esaurito tutta la gamma delle reazioni emotive. Sento il bisogno di un contravveleno. Magari non sono la sola.
Il tema della homepage di oggi è: baci. E, poiché NeU si occupa di creatività, la tesi, neppure così implicita, è che una interpretazione amorosa, e anche erotica, del mondo sia infinitamente più creativa, e infinitamente più invidiabile, di una soltanto pornografica e sconcia.
E se c’è il rischio del kitsch, beh, pazienza: sempre meglio del trash.
Eccovi un po’ di baci cinematografici. E il primo bacio cinematografico di sempre (destò scandalo), con la sua storia. Guardate il bel lavoro del fotografo Andy Barter (cursore a fondo schermo). Rivedete i due più famosi baci fotografici del secolo scorso, V-J Day in Times Square e Le baiser de l’Hotel de Ville e leggete le storie dei due scatti. Ecco il bacio (per ora) più famoso di questo secolo, e la sua storia. Pittura e scultura: qui i dieci baci che hanno fatto la storia dell’arte. Anche gli animali si baciano, o, almeno, fanno qualcosa del genere: lo testimoniano la gallery di Life e quella di Huffington Post. Concludo con una canzone. Ma se volete continuare proponendo altri baci siete, più che mai, benvenuti.
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