Google Engineer: “Google+ is a Prime Example of Our Complete Failure to Understand Platforms”
Last night, high-profile Google engineer Steve Yegge mistakenly posted a long rant about working at Amazon and Google’s own issues with creating platforms on Google+. Apparently, he only wanted to share it internally with everybody at Google, but mistaken shared it publicly. For the most part, Yegge’s post focusses on the horrors of working at Amazon, a company that is notorious for its political infighting. The most interesting part to me, though, is Yegge’s blunt assessment of what he perceives to be Google’s inability to understand platforms and how this could endanger the company in the long run.
The post itself has now been deleted, but given Google+’s reshare function, multiple copies exist on Google’s own social network and elsewhere on the web.
About human imagination, design and other amazing worlds (...because all my life is a link!)
Google Engineer: “Google+ is a Prime Example of Our Complete Failure to Understand Platforms” — SiliconFilter
Libri - JOHN BROCKMAN, EDGE - Cultura e mente: la rete delle reti neurodigitali - Luca De Biase
Libri - JOHN BROCKMAN, EDGE - Cultura e mente: la rete delle reti neurodigitali
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Luca De Biase on October 9, 2011 8:31 AM
Edge è un fantastico gruppo di persone che riflettono sul futuro che stiamo costruendo. E si manifesta in un sito ricchissimo di lezioni, dibattiti e saggi che vanno a esplorare le dimensioni più affascinanti della vita intellettuale contemporanea; organizza convegni e lezioni dal vivo; sostiene i partecipanti che scrivono un libro sulla loro materia. L'anima di Edge è John Brockman. Che ora è riuscito anche a pubblicare alcuni libri che raccolgono alcuni tra i saggi più interessanti del gruppo. I primi che ho in mano sono Culture e Mind.
John Brockman lavora a New York, in un ufficio sulla piazzetta che si apre dove la 5 Avenue arriva all'angolo del Central Park. Per chi lo vada a trovare d'estate, l'esperienza è fisicamente oltre che intellettualmente sfidante. L'aria condizionata crea l'atmosfera tipica dell'interno di un frigorifero. Il silenzio è completo. "Veniamo qui per riflettere. Se dobbiamo comunicare lo facciamo via internet, anche da una stanza all'altra. Passiamo giornate senza dire nulla. Ma lo scambio di idee è incessante". E piuttosto ricco. Brockman vive facendo l'agente letterario e molti dei suoi autori sono diventati dei veri e propri bestseller anche grazie alle sua capacità.
In questi giorni sta lavorando con i suoi più antichi colleghi, Stewart Brand in testa (fondatore dello Whole Earth Catalog e autore della celebre frase "stay hungry stay foolish" citata da Steve Jobs nel suo discorso di Stanford), sta lavorando alla grande domanda annuale che provocherà come sempre un vigoroso dibattito all'inizio del prossimo anno.
I due libri con i quali Edge che Brockman propone sono raccolte di saggi importanti sui concetti di "cultura" e "mente".
Cultura, si apre con un saggio di Daniel Dennett che interpreta il concetto in chiave "evoluzionistica". Prosegue con Jared Diamond che si domanda "perché certe società prendono decisioni disastrose". Denis Dutton si occupa di una visione "darwiniana della personalità umana". Steward Brand riproduce il suo famoso saggio nel quale sostiene che "siamo come dèi e dobbiamo imparare a essere bravi in questo compito". Molti altri saggi. Tra questi, David Gelernter con il suo "È ora di occuparsi di internet seriamente" (2010). Dice Gelernter che internet non è un argomento tipo i cellulari e le console per videogiochi: è un argomento tipo l'educazione. E se è così importante dobbiamo cominciare a dedicarci davvero a comprenderlo. Il libro dedicato alla cultura contiene poi straordinari saggi di Jaron Lanier, Clay Shirky, Nicholas Christakis, Douglas Rushkoff, Evgeny Morozov, Brian Arthur, Richard Foreman, Frank Schirrmacher, Daniel Hillis.
Cultura e mente. Difficile scegliere temi più complessi e affascianti. Perché consentono contemporaneamente di riflettere sull'umanità e la scientificità di quello che sappiamo di noi e del modo che abbiamo per sapere qualcosa di noi.
La cultura e la mente appaiono nelle pagine di Edge come dimensioni collegate da una metafora comune. La rete. La cultura emerge dalla rete di collegamenti tra i cervelli che sono a loro volta reti di neuroni: una rete digitale che estende le facoltà della rete cerebrale. Le conseguenze di questa metafora sono ricchissime. E ovviamente vengono affrontate da Edge con il piglio scientifico di chi non si innamora delle ipotesi ma le sottopone costantemente a verifica. E quando la verifica appare abbastanza solida le comunica con la gioia di avere contribuito al sapere di tutti.
John Brockman è riuscito a realizzare qualcosa di rarissimo. Il suo gruppo si pone problemi filosoficamente, scientificamente, umanamente enormi, con la leggerezza di chi è consapevole che non molti altri circoli intellettuali nel mondo hanno il coraggio di porseli altrettanto chiaramente e con altrettanta competenza. Ne emerge tra l'altro un sistema generoso verso ogni tipo di pubblico: la dedizione di Brockman e dei suoi autori alimenta l'accesso a saperi e pensieri finissimi, diffusi gratuitamente online. E bisogna dire che questa generosità del gruppo di Edge è ripagata dalla generosità del pubblico verso gli autori quando pubblicano i loro libri.
(Gli altri libri citati nel corso degli anni in questo blog)
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Il social networking è reale o virtuale? | Innovando
Le nuove frontiere delle relazioni sociali tra identità, diritto e tutela della persona.
Il social networking è reale o virtuale?
Il social networking tra identità reale e identità virtuale. Il riconoscimento del diritto alla persona di autodeterminarsi passa per la rete, Ma siamo pronti?
Andreas Voigt | domenica, settembre 18th, 2011 | 5 Comments »
Oggi in piazza a Carpi, in occasione del “Festival della filosofia” Stefano Rodotà, giurista e Professore Emerito di Diritto Civile all’Università La Sapienza di Roma parlava di bioetica. In questa occasione, ho preso molti spunti per parlare di un argomento a me molto caro e cioè il social networking.
Tantissime volte mi viene chiesto: “Ma questi social network, che cosa sono? Sono utili? Sono pericolosi?”. Anche nel mio mestiere, le aziende stanno entrando di prepotenza nei social networks per aumentare le proprie capacità relazionali (senza migliorarle però, purtroppo). Il tutto quasi come a considerare il fenomeno come “mezzo” e non già “luogo” e come occasione di business e non già di conoscenza.
Ahref propone Timu: per fare squadra nell'informazione civile - Luca De Biase
Sarebbe bello se ci fosse un modo per condividere informazioni senza cedere i contenuti alle piattaforme che usiamo, se l'indirizzo sul quale pubblichiamo restasse di nostra proprietà, se il metodo con il quale pubblichiamo fosse discusso e migliorato insieme, se potessimo imparare a fare meglio quello che vogliamo fare, se ci fosse un modo per lanciare iniziative di ricerca di informazione da fare insieme e, magari, essere premiati per la qualità di quello che facciamo... Sarebbe bello, dunque, perché non tentare di farlo? Il tentativo proposto dalla Fondazione Ahref si chiama Timu. Ho contribuito anch'io a immaginarlo. E una squadra di studiosi, programmatori, esperti ed entusiasti lo ha realizzato. Sarebbe bello che chi passa da questo blog si interessasse all'idea e volesse dedicasse un po' di tempo a vedere se funziona, se può servire, come può migliorare. Come ogni beta Timu può migliorare solo attraverso una bella pratica di proposte, feedback, miglioramenti, e così via.
Di che si tratta?